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Il Comune di Arbus si affaccia ad Ovest sul Mar di Sardegna, con una
fascia costiera di circa 47 Km, si estende da Capo Frasca a Nord,
fino alle bellissime coste rocciose di Capo Pecora a Sud. La
conformazione geologica del luogo è ricca di diversità ammirabili su
tutta la costa.
A Torre dei Corsari e Pistis si trovano le coste più basse e
sabbiose della zona, è inoltre presente un piccola frazione del
comune che dall'alto di una collina domina le coste e le numerose
calette. Il villaggio dispone di infrastrutture atte ad accogliere i
turisti di cui dovrebbe trarre beneficio l'economia del paese.
Piscinas e Scivu con le dune più alte d'Europa sono dei luoghi
pardisiaci. Arrivando dall'entroterra fino al mare ci acccorgiamo di
come queste zone siano rimaste intatte e spledidamente selvagge. Le
antiche strade, un tempo sentieri battuti dai minatori, preludono a
ciò che sarà il paesaggio della costa. Le dune sabbiose sono tra le
più belle dell'isola si estendono per tutta la zona e raggiungono
un'altezza di 60 m.
Altra bellissima costa è quella di Capo Pecora, zona splendidamente
intatta e ricca di famosissime roccie granitiche che si estendono
per tutta la zona, dai monti limitrofi, alla spiaggia fino ai
fondali splendidamente luminosi e risaltati dall'acqua limpidissima.
L'entroterra arburese è ricco di zone minerarie, antico ricordo
della principale attività economica del luogo. La zona di Ingurtosu
e Montevecchio è sempre stata conosciuta come sito di estrazione
mineraria. Già i fenici si resero conto di questa possibilità e ne
sono testimoni i reperti del luogo: antichi picconi di ferro,
ciotole, e sulla costa ritrovamenti di vecchi relitti da trasporto.
In un periodo più recente la zona di Montevecchio e Ingurtosu subì
un radicale cambiamento. Diventata zona industriale fu presto area
di insediamento urbano per tutti coloro che lavoravano nelle
miniere.
La data di fondazione di Arbus non è nota. Mentre non risulterebbe
inserito nell'elenco delle decime pontificie del 1341, comprendente
invece altri villaggi del territorio, Giuseppe Vaquer (Arbus, 1895)
riferisce invece che già nel 1320 il paese è menzionato a far parte
della giurisdizione feudale del marchesato di Quirra. Il comune di
Arbus viene citato ancora nell'atto di allodiazione (cessione di
proprietà libera da vincoli e tributi feudali) fatto alla catalana
donna Violante Carroz l'8 novembre 1504 e, successivamente, nella
Storia documentata della popolazione di Sardegna, in cui Corridore
riporta gli atti del parlamento con la statistica dei comuni per
fuochi e popolazione dell'anno 1678. Il comune conservò la
dipendenza dalla Baronia di Monreale, appartenente ancora al
marchesato di Quirra, fino al riscatto dei feudi (1836), quando la
Sardegna venne divisa in dieci province, e Arbus fu assegnata alla
provincia di Iglesias.
Si ricava dai registri parrocchiali ( F. Tuveri, Quattro secoli di
storia, 1965) che il paese, dedito all'inizio all'agricoltura e alla
pastorizia, ebbe uno sviluppo molto lento, tanto che nel 1688
contava appena 989 abitanti e dieci anni dopo era ancora a 1282. Nel
1728 la popolazione saliva a 2126 abitanti e nel 1821 sfiorava le
3000 unità. In quegli anni fiorì nel paese, grazie anche al vasto
territorio comunale, l'allevamento di ovini, caprini, bovini, suini
e cavalli che, nonostante l'assenza di strade, diede vita ad un
commercio intenso soprattutto con Cagliari e Oristano. Altra
attività di rilievo era quella dedicata alla tessitura dell'orbace,
praticata dalla quasi totalità delle famiglie: su 670 case censite,
600 erano fornite di telaio.
In seguito all'ampliamento delle vicine miniere di Montevecchio e
Ingurtosu e alla manodopera richiamata da diverse parti della
Sardegna, nel 1901 Arbus con 6450 abitanti era uno dei paesi più
grandi della diocesi di Ales.
L'ulteriore sviluppo delle attività
estrattive avvenuto nel periodo successivo alla seconda guerra
mondiale portò la popolazione negli anni a metà del novecento a
superare i 10.000 abitanti, ridottisi poi drasticamente in seguito
alla crisi delle miniere e alla definitiva chiusura degli impianti.
Il XX secolo si è chiuso con nuove prospettive offerte all'economia
del paese dalla valorizzazione delle coste che lambiscono ad ovest
il territorio comunale. Si pensa che possa costituire la risorsa
primaria per la nascita di una solida industria turistica in grado
di risolvere i gravi problemi occupazionali.
Sagre, feste e tradizioni
La festa di Sant'Antonio da Padova si svolge ogni anno nel mese di
giugno e dura quattro giorni consecutivi. Il simulacro percorre ben
33 Km. La processione ha inizio ad Arbus il sabato mattina; il
corteo è accompagnato da gruppi in costume sardo, cavalieri, dalle
tradizionali traccas da migliaia di fedeli. Il corteo attraversa il
centro abitato di Guspini e giunge fino alla frazione di
Sant'Antonio di Santadi; in questa località a 3 Km dalla spiaggia di
Pistis, i festeggiamenti proseguono la domenica e il lunedì. Il
martedì il simulacro effettua il percorso inverso e i festeggiamenti
terminano la notte ad Arbus, con l'arrivo del Santo, salutato con
uno spettacolo pirotecnico.
Altri appuntamenti: Fine luglio: sagra della capra (ad Arbus)
Settimana successiva a Ferragosto: festa di San Lussorio e mostra
internazionale di minerali e fossili(ad Arbus) Agosto: rassegna di
spettacoli un'altra altra estate a 5 vele(Ad Arbus e nelle marine)
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